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13 Nov 2013 - 02:28:25

Nr. 0094 - IL PERCHE' DIVIETI E PROIBIZIONI ??



Le società umane si reggono sui divieti e sulle proibizioni:
ciascuno di noi nasce libero, e per tutta la vita deve combattere
per conservare almeno una parte della sua libertà originaria.

La storia dell'uomo è precisamente questo cammino simultaneo
e contradditorio verso la libertà (dell'individuo) e verso la 
costrizione (sociale).

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La dialettica fra libertà e dominio è dunque prima di tutto una dialettica
fra il singolo e la società - la famiglia, la scuola, lo Stato, l'opinione
pubblica, la maggioranza, la Chiesa e quant'altro l'umanità ha saputo
escogitare per paura della libertà.

La libertà infatti fa male e penetra ovunque: è fuoco e acqua, non terra
nè aria.  Il fuoco della libertà non incendia soltanto il mondo, ma anche
se stessi; può essere incontrollabile, può sfuggire e devastare e farci
seriamente del male.
L'acqua della libertà, a sua volta, scorre in ogni luogo, s'intrufola ovunque
penetra e attraversa e consuma e sbriciola, è a volte la goccia che scava
tradizionalmente la pietra, a volte è la piena del fiume che travolge il
villaggio addormentato.


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La libertà non ha padroni, perchè si identifica con noi stessi, io sono la mia 
libertà, e nessuno puo comandarmi - se non io stesso.
Proprio perchè è pericolosa come una tigre selvaggia "la libertà va addomesticata,
controllata", e qualche volta fuggita . Ma è un compito che spetta soltanto a noi 
stessi. Io solo posso controllare la mia libertà, imporle un limite, suggerirle un 
ripiego, o semplicemente rinunciarvi.

La felicità - quello stato di serenità dell'animo che ci lascia vivere interamente
nella pienezza del momento presente - è precisamente l'accordo della tigre con
il suo domatore, ossia, della mia libertà con la mia volontà.

Vivere in società presenta numerosi, indubbi vantaggi: a cominciare dal fatto
che ciascuno di noi non deve preoccuparsi di ogni cosa. Ma la divisione sociale dei
ruoli, delle professioni, delle funzioni non significa rinuncia della libertà.


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Più grande è l'influenza dello Stato, minore è la mia libertà; ma ogni influenza 
pubblica nella mia sfera privata è sempre e comunque inaccettabile.

LO STATO NON PUO' DECIDERE PER ME SULLE MIE PREFERENZE SESSUALI O
RELIGIOSE, SUL MIO STILE DI VITA O SULLE MIE OPINIONI.

Soltanto ciò che è pubblico - che cioè ha conseguenze dirette sugli altri - può
essere regolamentato dallo Stato; nulla di ciò che è privo di conseguenze sugli
altri può essere vietato.
Il proibizionismo si fonda su una premessa illegittima. Lo Stato infatti non è
autorizzato a proibire l'alcool, o la cannabis, o l'eroina, non più di quanto possa
mettere fuori legge l'Islam o l'eterosessualità, la carne rossa, o gli sport estremi.


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Il proibizionismo è destinato sempre a fallire, perchè applica alla sfera dello
individuo i metodi polizieschi che lo Stato impiega nella sfera pubblica.

Ma la libertà del singolo non è comprimibile, e prima o poi si prende la rivincita.
Soltanto io posso decidere se essere mussulmano o buddhista o ateo, se 
mangiare carne o diventare vegetariano, se fumare l'erba o le sigarette o
nessuna delle due o entrambi.

La disobbedienza civile è precisamente questa costanza della libertà a fronte
del muro proibizionista: è l'acqua che lentamente lo erode, e che un giorno lo 
travolgerà.

Continuiamo dunque a fare liberamente tutto ciò che vogliamo, purchè questo
non rechi danno agli altri esseri senzienti: Ne abbiamo pieno diritto!




  ;  -  @                    licurgo lamberto

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